Giuliano Gallini

Ho letto con interesse l’articolo di Federico Del Prete sul fatturato annuo delle agromafie in Italia, e rincaro la dose. Nel settore in cui opero, la ristorazione collettiva e commerciale, ho l’impressione di poter lavorare solo sul 50 per cento del mercato, perché l’altra metà è in mano alla criminalità organizzata, alla corruzione, al lavoro nero, all’evasione fiscale. A chi vuole lavorare nella legalità non resta che farlo in nicchie di mercato.

Ma immagino non sia esclusivamente un problema del settore dell’agro-alimentare, e questo la dice lunga sulla vera palla al piede dell’Italia: l’illegalità. Problema morale dei singoli individui? No. Io penso che sia anche un problema di leggi e comportamenti delle classi dirigenti.
Un esempio: tutti sanno e capiscono che le gare al massimo ribasso sono un’ autostrada per la criminalità organizzata. Eppure, si continuano a fare.

Io so ma non ho le prove, scriveva Pasolini 40 anni fa a proposito delle stragi di Stato.
Anch’io so di questa strage degli onesti, ma non ho prove sufficienti a mia disposizione.
Ce ne arrivano però ogni giorno quando leggiamo dei casi di corruzione, quando giovani giornalisti coraggiosi come i ragazzi dell’associazione di Cortocircuito di Reggio Emilia fanno inchieste, quando si leggono articoli come quelli di Federico Del Prete, quando don Ciotti porta in piazza decine di migliaia di persone contro la mafia. Ma poi, tutto continua come prima.

Solo qualcuno, fra chi ha potere, si alza e compie un atto concreto.

 

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO CON I TUOI AMICI

Ti è piaciuto questo articolo?

Vuoi restare aggiornato su tutte le novità del Giornale del Cibo?

Iscriviti alla Newsletter: riceverai ogni giovedì una selezione degli articoli, delle ricette e degli eventi più rilevanti della settimana sul mondo del food e dintorni

Dichiaro espressamente di aver preso visione dell’informativa resa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/2003 ed autorizzo il trattamento dei dati.

A proposito dell'autore

Giuliano Gallini

Direttore marketing strategico di CIR food, vive a Padova e lavora tra Reggio Emilia e molte altre città italiane dove CIR ha le sue cucine. Ama leggere e crede profondamente nel valore della cultura. In cucina non può mancare un buon bicchiere di vino per tirarsi su quando sì sbaglia (cosa che, afferma, a lui succede spesso).

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata