Le leggi, con le loro contraddizioni e complessità, regolano e hanno regolato da sempre la civiltà, definendo, e questo potrebbe anche essere agghiacciante per chi crede di essere padrone della propria vita, le azioni e l’esistenza della quasi totalità della popolazione. Questo capillare e complesso sistema legale è un organismo in continua espansione, e noi ci adattiamo a lui senza neanche accorgercene; è il burattinaio del nostro sistema sociale.
Esistono leggi scientifiche, giuridiche, celesti e ovviamente morali.
Queste ultime non hanno un vero e proprio ordinamento che le identifichi ma sono soggette alla personale sensibilità e al senso etico.
È il caso del vegetarianesimo e del veganesimo, che troppo spesso sono stati relegati in ambiti filosofici, di tendenza o addirittura tacciati di fanatismo. Oggi, come abbiamo più volte analizzato e focalizzato, le cose stanno cambiando, ve ne parliamo raccontandovi l’intervista che abbiamo fatto a Barbara Klaus, avvocato esperto in diritto di alimentazione dello studio Rödl & Partner di Milano.

Aria di svolta per la tutela dei diritti vegan

manifestazione vegana

Al momento, nel vecchio continente, una regola certa e da tutti riconosciuta che stabilisca quando un cibo possa essere riconosciuto come ‘vegano’ o ‘vegetariano’ non esiste. Lo conferma la Klaus, che spiega che “non esistono normative specifiche per l’utilizzo del claim ‘vegan’; / ‘vegano’; sull’etichetta di un prodotto alimentare. Pertanto tale claim è legittimo sul presupposto che non sia ingannevole”.

Questa realtà tocca in modo evidente non solo i diritti dei consumatori ma anche dei produttori, che si sono lanciati all’inseguimento di questo trend che appare al momento come una vera e propria gallina dalle uova d’oro. Ed ecco quindi che spunta, sommersa da innumerevoli art., comma e quant’altro su temi importantissimi ma a tratti ridondanti come immigrazione, debito pubblico e lavoro, una proposta di legge approvata dal governo tedesco, tesa a tutelare i diritti dei vegani e a preservarli dal rischio di incappare in alimenti e prodotti di consumo non cruelty free.
Non sorprende che questa iniziativa parta dal paese dell’eccellenza vegan: Berlino, infatti, come più volte abbiamo sottolineato, si è affermata come capitale europea del veganesimo, con una crescita del 633% negli ultimi 5 anni.

Legge vegan: dura lex sed lex, anche se cruelty free

L’ente ministeriale che si occupa dei diritti dei consumatori ha votato all’unanimità nel parlamento tedesco la proposta presentata dai rappresentanti delle industrie alimentari, ovvero la Federazione Tedesca per le Leggi sul Cibo e la VEBU (branca tedesca della European Vegetarian Union). La proposta prevedeva una definizione standard del termine ‘vegan’ per definire che l’alimentazione in questione non preveda alcun uso di prodotti animali durante tutte le fasi della lavorazione.
Qualora la proposta dovesse diventare legge i produttori dovrebbero attenersi in futuro a rigide direttive che consentano ai vegani di non incappare, inconsapevolmente, nella possibilità di consumare tracce di animali o derivati.

 

Nello specifico, “i ministri per la tutela dei consumatori dei Länder, nell’aprile 2016 – spiega l’avvocato Klaus – hanno formalmente adottato una proposta per una definizione legale sia del termine ‘vegano’ che di ‘vegetariano’, invitando il governo tedesco affinché intensifichi gli sforzi a livello europeo per adottare delle definizioni giuridicamente vincolanti, in tutti i paesi dell’UE. Anche se tale definizione al momento non è, quindi, giuridicamente vincolante, è tuttavia utile per determinare, anche per l’Italia, se in un caso concreto la dicitura ‘vegan’ sia ingannevole o meno”.

Ma cosa stabilisce la road-map tracciata in Germania? Ce lo spiega sempre l’avvocato Klaus: “per prima cosa, sono ‘vegani’ gli alimenti che non presentano alcun elemento di origine animale e per i quali in tutte le fasi di fabbricazione e lavorazione non sono stati aggiunti o utilizzati ingredienti (inclusi additivi, coadiuvanti, aromi ed enzimi) di origine animale, in forma trasformata o non trasformata. Allo stesso modo coadiuvanti tecnologici oppure additivi non alimentari, che vengono utilizzati, non devono essere comunque di origine animale”.

Sempre l’avvocato Klaus afferma che sono da considerarsi ‘vegetariani’ gli alimenti nella cui produzione, in deroga al principio di ‘veganesimo’, possono essere stati aggiunti o utilizzati latte, colostro, uova, miele d’api, cera d’api, propoli; oppure grasso di lana o lanolina da lana ricavata da ovini vivi o loro componenti o prodotti da essi derivati.
La presenza non intenzionale di prodotti che non corrispondano a quel che dovrebbe esserci nei cibi vegani o vegetariani, non preclude comunque la possibilità di presentare un prodotto come tale, qualora la ‘contaminazione’ risulti tecnicamente inevitabile in tutte le fasi di fabbricazione, lavorazione, e distribuzione, malgrado le precauzioni appropriate nel rispetto delle buone pratiche di fabbricazione.

La situazione in Italia

vegani

In Italia le iniziative vanno un po’ più a rilento. Vale altrettanto il divieto della pubblicità ingannevole e quindi un consumatore italiano ha gli stessi rimedi di un consumatore tedesco.

Inoltre, in Italia, può altresì trovare applicazione la disciplina penalistica che regola la frode nell’esercizio del commercio. Infatti, in virtù del fatto che la giurisprudenza si sia pronunciata estensivamente in questo senso (ad esempio, è stata configurata l’ipotesi di reato tentato di frode, a fronte della mancata indicazione nel menù che alcuni ingredienti erano congelati o surgelati), è possibile che si configuri una frode qualora il ristoratore presenti una pietanza come non contenente ingredienti di origine animale (e quindi inganni la clientela sullo stato degli ingredienti usati).

Nel 2013 è stato presentato un disegno di legge per la tutela delle scelte alimentari vegetariane e vegane. Tale disegno, che prevede anche l’obbligo per le mense di offrire almeno un menù vegano e vegetariano in alternativa alle pietanze contenenti prodotti o ingredienti di origine animale previste nel menù convenzionale, definisce, ai fini di detta legge, i termini ‘vegetariano’ e ‘vegano’. In particolare, secondo il disegno di legge, ‘vegetariana’ è l’alimentazione che esclude carne, pesce e altri alimenti derivati dall’uccisione di animali; ‘vegana’ è invece l’alimentazione che esclude carne, pesce e altri alimenti derivati dall’uccisione di animali, latte e suoi derivati: uova, miele e qualsiasi altro alimento di origine animale.

Il disegno di legge è stato assegnato per la discussione al Senato l’8 maggio 2013, tuttavia, ad oggi, l’esame di questo disegno di legge non è ancora iniziato.

Per il futuro, mi auguro che tali iniziative prendano sempre più piede per determinare una ufficialità a questo tema che ormai non è decisamente più di tendenza, modaiolo o visionario, ma che inizia a permeare profondamente il tessuto della nostra società.
E voi, che cosa ne pensate? Quali sono le vostre speranze per la tutela dei consumatori vegani e vegetariani?

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO CON I TUOI AMICI

Ti è piaciuto questo articolo?

Vuoi restare aggiornato su tutte le novità del Giornale del Cibo?

Iscriviti alla Newsletter: riceverai ogni giovedì una selezione degli articoli, delle ricette e degli eventi più rilevanti della settimana sul mondo del food e dintorni

Dichiaro espressamente di aver preso visione dell’informativa resa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/2003 ed autorizzo il trattamento dei dati.

A proposito dell'autore

Ivana De Innocentis

E'Nata,vive e lavora a Roma. Per "Il Giornale del Cibo" segue le rubriche Cibo & Cultura e Food 2.0Il suo piatto preferito sono le fettuccine ai funghi porcini o un classico abbinamento pizza & birra. Alla domanda cosa non può mancare in cucina, risponde "spezie, verdure e creatività".

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata