Da diversi mesi nel nostro paese si discute sulla necessità di regolarizzare alcune attività imprenditoriali che hanno come comune denominatore l’iniziativa di privati cittadini: viaggi, car-sharing, cene a pagamento in casa, appartamenti condivisi per brevi affitti, sono solo alcuni dei trend in crescita, che rientrano a pieno titolo nella cosiddetta sharing economy.

Ci siamo già occupati degli home restaurant, ovvero i ristoranti a casa e del più ampio fenomeno del social eating, che prevede eventi culinari, spesso con location a sorpresa, dove condividere un pasto tra sconosciuti. Ma come sono regolamentati?

Dopo la discussione su Airbnb, lo scorso gennaio ha preso il via al Parlamento l’iter del disegno di legge sull’home restaurant, definito nel testo del ddl come “l’attività finalizzata alla condivisione di eventi enogastronomici esercitata da persone fisiche all’interno delle unità immobiliari ad uso abitativo (…) per il tramite di piattaforme digitali che mettono in contatto gli utenti (…) con preparazione dei pasti all’interno delle strutture medesime”.
Si tratta di un’importante novità che vuole colmare un vuoto normativo di un business che nel 2014 ha avuto un volume d’affari pari a 7,2 milioni di euro. Ma come sempre accade, non mancano le polemiche e le voci contrarie alla legge, compresa quella dell’Antitrust che definisce il disegno di legge discriminatorio e contro la libera concorrenza. Vediamo le principali novità che verrebbero introdotte con la normativa.

Home restaurant: i punti della normativa

Pagamenti elettronici

Tutto nasce dal fatto che un’attività così fortemente in crescita in Italia (e nel resto del mondo) non poteva non farsi notare e dare fastidio a qualcuno. E a ragione. Sappiamo, infatti, che molti ristoratori lamentano di essere sottoposti a un trattamento che li penalizza, dovendo accettare molte restrizioni e regole che sono, invece, assenti nel mondo del social eating, tanto da porre la questione se gli home restaurant siano o meno illegali. Del resto, in un paese che detiene il primato europeo per i controlli igienici, come dar loro torto? L’alto livello della sicurezza nei nostri ristoranti è un vanto, che i ristoratori pagano a caro prezzo, per cui vogliono regole uguali per tutti. La loro istanza è stata colta da alcuni parlamentari di diverse forze politiche e il Parlamento ha approvato la proposta di legge. In attesa di sapere cosa accadrà in Senato, vediamo i principali punti della normativa sugli home restaurant:

  • limite di 500 coperti per anno solare
  • l’attività è considerata saltuaria per cui il guadagno non può essere superiore ai 5 mila euro annui
  • prenotazioni e pagamenti esclusivamente attraverso sistemi tracciabili (elettronici)
  • possesso dei requisiti igienico-sanitari (HACCP)
  • preferenza per alimenti a Km0 e di piatti tipici della gastronomia italiana
  • il gestore, ovvero colui che “gestisce la piattaforma digitale finalizzata all’organizzazione di eventi enogastronomici” deve verificare che l’unità abitativa e i cuochi siano coperti da idonea assicurazione
  • l’attività deve essere comunicata al Comune di competenza attraverso lo strumento della SCIA, ovvero la segnalazione certificata di inizio attività
  • l’home restaurant non può essere esercitato nelle abitazioni in cui sono già presenti attività turistico-ricettive.

Legge home restaurant: tutela dei consumatori o degli interessi?

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Nel testo unificato della Commissione che ha proposto di dare una legge agli home restaurant, si legge che il ddl vuole “garantire la trasparenza, la tutela dei consumatori e la leale concorrenza, nell’ambito dell’economia della condivisione”, con lo scopo, tra gli altri, di “valorizzare e di favorire la cultura del cibo tradizionale e di qualità”. È davvero così?

La normativa sull’home restaurant per la sicurezza alimentare

Certamente il tema igienico-sanitario non è secondario, in quanto senza adeguate norme la ristorazione in casa può avere dei rischi, dovuti principalmente alle possibili intossicazioni alimentari, ma anche alle condizioni di igiene di frigoriferi e fornelli, alla qualità e conservazione del cibo e al delicato tema di intolleranze e allergie. Inoltre, la legge vuole che “anche per l’esercizio dell’attività di home restaurant, sia necessario il possesso, da parte degli operatori, di uno dei requisiti professionali necessari per la somministrazione di alimenti e bevande”, aspetti che rispondono pienamente all’intento di tutela del consumatore.

L’Antitrust boccia la legge

cene-private

Tuttavia rimangono delle perplessità da parte degli addetti al settore che pur approvando alcuni aspetti della legge sull’home restaurant, ritengono che sia eccessivamente restrittiva e non colga lo spirito della sharing economy. In particolare, le critiche maggiori vengono fatte verso l’obbligo dei pagamenti elettronici e verso il limite di fatturato, che per molti scoraggerebbe il settore. E l’Antitrust sembra essere della stessa opinione. Qualche giorno fa, infatti, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha bocciato la legge: nel bollettino pubblicato il 10 aprile si legge che “l’Autorità ritiene che il DDL A.S. n. 2647 introduce limitazioni all’esercizio dell’attività di home restaurant che non appaiono giustificate“. In particolare, i punti contestati dall’Antitrust sono:

  • l’utilizzo di piattaforme digitali come unico modalità per svolgere l’attività (che diventa un limite sia per il cuoco sia per il fruitore)
  • l’obbligo di pagare la prestazione in anticipo (che potrebbe scoraggiare i clienti, in quanto rende più difficile disdire)
  • il carattere occasionale dell’attività e la conseguente quantificazione del numero massimo di coperti, imposizioni che privano l’operatore “della libertà di definire autonomamente come e in che misura organizzare la propria attività economica”, oltre a contrastare la libera concorrenza
  • l’esclusione delle attività di B&B e Case Vacanza.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato conclude la sua valutazione sostenendo che “il DDL che disciplina l’attività di home restaurant appare nel suo complesso idoneo a limitare indebitamente una modalità emergente di offerta alternativa del servizio di ristorazione e, nella misura in cui prevede obblighi che normalmente non sono posti a carico degli operatori tradizionali, risulta discriminare gli operatori di home restaurant, a favore dei primi, senza rispettare il test di proporzionalità, necessarietà delle misure restrittive rispetto al perseguimento di specifici obiettivi imperativi di interesse generale, come invece richiesto a livello europeo”.

Indubbiamente, ingabbiare un fenomeno così social nelle trame scure della burocrazia rischia di rompere la poesia. L’economia collaborativa, infatti, si basa sui concetti di fiducia e condivisione e il cibo, consumato con altri, spesso sconosciuti, nella propria dimensione privata, incarna perfettamente il senso di convivialità che le esperienze di social eating vogliono trasmettere. Non solo, molti opinionisti ed intellettuali si interrogano sulla possibilità che la sharing economy rappresenti per l’Italia un’occasione per uscire dalla crisi, se saremo capaci di vederne le potenzialità, favorendone lo sviluppo. Se è vero, come sostiene il fondatore della più grande community del gusto, Cristiano Rigon di Gnammo, che deve essere la normativa ad adattarsi al cambiamento e a nuove modalità, come tutelare consumatori e ristoratori “classici”, senza impedire la libera concorrenza?
La nuova legge sull’home restaurant riapre il dibattito e ora passa al vaglio del Senato, con la speranza, sostiene l’Antitrust, che le osservazioni mosse vengano tenute in adeguata considerazione.

Per approfondire, a proposito di normative, una svolta importante è arrivata con l’introduzione della “legge sul caporalato in agricoltura“, introdotta a fine 2016 dal Ministro Maurizio Martina.

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A proposito dell'autore

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la compagnia..."

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