Ah… Lu sule, lu mare, lu ientu! Chi è stato in vacanza in Salento sa di cosa sto parlando, e sa anche che il titolo avrebbe più senso se fosse “5 cose da non fare se siete stati invitati a cena da un salentino”. Già perché l’ospitalità che contraddistingue il salentino è proverbiale. Che vi sia stato appena presentato o che abbiate incrociato per caso il suo sguardo per strada, nel giro di un’ora vi ritroverete con un invito a passare le vacanze giù.
Ad ogni modo, tralasciando da chi sia partito l’invito, da salentina doc, ho stilato un piccolo promemoria per far sì che la vostra serata a cena con un salentino fili liscia come l’olio… indipendentemente dalla Xylella.

 

Invitare a cena un salentino: 5 cose da evitare

1. Non fate di tutta la Puglia una regione

Regione Salentino

Provate a chiamare pugliese un salentino e, come minimo, quest’ultimo si sentirà in dovere di specificare: “vegnu te lu Salentu”, magari continuando a cantare sulle note dei Sud Sound System (conoscete la canzone Le radici ca tieni, vero?). Già, siamo territorialisti (persino all’interno del Salento c’è chi è più salentino di altri) e un po’ ce la tiriamo, ma quattrocento chilometri sono tanti e le differenze tra un foggiano e un leccese sono equivalenti a quelle che ci possono essere tra un bolognese e un romano. Per non parlare delle differenze tra un barese e un leccese… che ci portano direttamente al punto successivo.

 

2. Non parlate di Bari

Orecchiette al Sugo

Semplicemente evitate l’argomento in modo da non avere riprova della storica rivalità tra Bari e Lecce, ma anche tra Foggia e Bari, Taranto e Bari, Brindisi e Bari. Al di là della fede calcistica, che pare abbia dato origine alla rivalità, c’è poi un’altra grande cosa che divide leccesi e baresi: le orecchiette. Niente cime di rapa per noi. Ricordate che le orecchiette leccesi sono con il sugo con le polpette, NON con le cime di rapa.

 

3. Non avrai altro olio e altro vino all’infuori di quello salentino

Vini Salentini

Sappiate che da generazioni ogni famiglia salentina ha il suo olio e il suo vino: quello fatto con le olive e con l’uva della campagna del nonno del nonno del nonno. E da generazioni anche i salentini trapiantati al nord viaggiano con taniche di olio e bottiglie di quel vino. Ciò non significa che il salentino si presenterà a cena con una bottiglia di olio in borsa per condire l’insalata (se lo farà sarà un regalo prezioso per i padroni di casa), ma evitate di far notare la bottiglia di olio comprato dal supermercato. Per quanto riguarda il vino, o meglio u mieru, per omaggiare il vostro invitato avete ampia scelta: negramaro, salice salentino, primitivo… Attenti però a non esagerare con il vino, perché, come ricorda un proverbio salentino, u mieru è dispettusu: lu mini sutta e sale susu (“il vino è dispettoso: lo mandi giù e sale su”, nel senso che dà alla testa).

 

4. Non vi offendete

Pescatori salentini

Abbiate pazienza e sappiate in partenza che a un certo punto della serata salterà fuori che “quello di giù è più bbuono” nella variante “quello di giù è meglio” (tratto che, a quanto pare, ci accomuna ai catanesi). Con molta probabilità si sta parlando di cibo, di olio o di vino (vedi punto 3). Se poi siete state così avventati da cucinare pesce allora ve la siete proprio cercata: se non è stato preso la mattina al mercato del pesce, il pesce non è fresco. Il che equivale a: evitate di cucinare pesce se abitate a più di 50 chilometri dal mare. Tenete in considerazione che il pesce per un salentino è tra i sette piaceri della vita: Sette su li meju uccuni: carne, pesce e maccarruni, acqua frisca e vinu puru, fimmina beddhra e giovane puru (Sette sono i migliori bocconi: carne, pesce e maccheroni, acqua fresca e pure vino, bella femmina e giovane pure).

 

5. Non abbiate fretta di alzarvi da tavola: pijiate n’addha cosa

Il piacere della tavola per il salentino è il piacere di stare a tavola, non solo di mangiare. Per questo, quando si hanno ospiti a pranzo, difficilmente ci si alzerà da tavola prima delle 4, 4 e mezza (le indicazioni temporali di un salentino sono alquanto approssimative). Il pijiate n’addha cosa, letteralmente prenditi un’altra cosa, è una formula di rito quando qualcuno manifesta l’intenzione di andare via. Ovviamente, a fine pasto “l’altra cosa da prendere” è l’ennesimo dolcetto e il caffè.

Caffè in ghiaccio

E a proposito di caffè, sappiate che d’estate il salentino si aspetta la domanda: caffè caldo o in ghiaccio? Sì avete letto bene, caffè in ghiaccio, con il latte di mandorla, a seconda dei gusti. Quindi, consiglio: se avete la moca, preparate del caffè prima, zuccheratelo e mettetelo in frigo. Se invece avete la macchina da caffè, preparatene una tazzina come al solito, zuccheratela secondo i gusti del vostro ospite, e poi versatela in un bicchiere con dei cubetti di ghiaccio. Semplice, vero?

Finito il pranzo o la cena, finite le chiacchiere, preso il caffè e l’ammazzacaffè, sentirete il salentino dire Oru, oru, ognuno a casa loru per indicare che è giunta l’ora di andare via…non prima di rinnovare o sentirsi rinnovare l’invito a visitare il Salento per le vacanze!

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A proposito dell'autore

Maria Chiara Greco

Nata a Gallipoli, vive e lavora in provincia di Bologna. Per Il Giornale del Cibo segue la rubrica Food 2.0. Il suo piatto preferito sono i cannelloni della mamma. In cucina non possono mancare: tablet e spezie per trovare sapori sempre nuovi!

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