Sicuramente, almeno una volta nella vita, vi troverete ad invitare a cena un potentino, e i rischi di fare una figuraccia sono veramente molteplici.
Senza dubbio la serata, se non commetterete errori imperdonabili in cucina, potrebbe essere un vero e proprio spasso, perché dinnanzi a voi avrete una persona alla mano, gentile, sincera, ma allo stesso tempo schietta e senza peli sulla lingua. Quindi, se qualcosa non sarà di suo gradimento, statene certi: ve lo farà prontamente notare. Quello che di certo non può mancare sarà il vino e, da buon ospite, il potentino porterà con sé una buona bottiglia di Aglianico del Vulture (ne porta una sola però, perché in fondo è tirchio), quindi è bene munirsi di altre bottiglie, e state tranquilli che non vi alzerete da tavola fino a quando il vino non sarà finito. Ma vediamo quali sono le 5 cose da non fare se invitate a cena un potentino.

Invitare a cena un potentino: 5 cose da non fare

1. Niente piatti gourmet, al potentino piace l’abbondanza

salumi potenza

Se vuoi fare bella figura, e la devi fare, altrimenti, nel giro di poche ore dopo la cena, verrai criticato ai quattro venti in lungo e largo. Non impegnarti a preparare piatti “gourmet” e “stellati”: al potentino piace l’abbondanza, condita ovviamente da un gusto semplice ma buono. Non badare di certo all’impiattamento: in questi casi “l’occhio non vuole la sua parte”, ma sarà il profumo che sprigionerà il piatto a fare la differenza.

Non può mancare allora nel tuo antipasto una lunga carrellata di insaccati, giustamente tutti nostrani, e poi, se vuoi dare quel tocco in più, preparargli un bel piatto di baccalà con peperoni “crusc” (peperoni secchi fatti essiccare al sole e all’aria aperta). Questo è un grande jolly a tua disposizione: se con gli affettati c’hai dato giù pesante, puoi tranquillamente servire il baccalà come secondo piatto e il risultato sarà lo stesso.

2. Chiù scur da mezzanott nun pot ess, e non nominare Matera!

A questo punto della cena, vuoi o non vuoi, dovrai pure iniziare a dialogare un po’. Mi raccomando, non nominare mai invano il nome di Matera, rischieresti un aperto conflitto con il potentino che non porterebbe a nulla di buono. L’astio tra le due città della Basilicata è ben noto a tutti, quindi evita assolutamente di aprire questo doloroso dibattito. Al contrario, invece, elenca le bellezze del capoluogo lucano, ma tranquillo, dopo pochi secondi verrai interrotto e il potentino inizierà nel suo lungo monologo sui difetti della propria città e alla fine, con quel po’ di patriottismo che non gli manca mai, chiuderà sicuramente il discorso con “Bbuon bbuon, chiù scur da mezzanott nun pot ess” (Mal che vada non potrà mai essere più buio della mezzanotte).

ravioli di ricotta potenza

Sul primo non permetterti di comprare pasta confezionata, ci vuole rigorosamente quella fatta in casa. Per non sbagliare ed andare sul sicuro prepara i ravioli con la ricotta e mi raccomando, sfoglia sottile e ripieno abbondante. Attenzione però, questa può diventare un’arma a doppio taglio, ma sostanzialmente non hai alternative: un potentino, dal momento in cui ne abbia memoria, ha sempre osservato la nonna impastare e, per successione, la propria madre preparare la pasta di casa. Basta un minimo errore, a volte anche impercettibile, e hai rovinato tutto. Per sicurezza, allora, ricordati del vino e inizia a fare qualche brindisi: parti tu, poi vedrai che continuerà lui fino allo sfinimento, sfoggiando un repertorio da far invidia ai migliori oratori dell’antica Grecia. A questo punto servi la pasta, se hai sbagliato qualcosa lui sicuramente se ne accorgerà, ma la mente leggermente annebbiata diminuirà la percentuale che si alzi da tavola e vada via. La battutina te la farà, stanne certo, ma tu continua dritto, in fin dei conti sei solo a metà della cena e hai ancora del tempo per recuperare.

3. Non avrai altro pane all’infuori del potentino

Per il secondo affidati alla tradizione antica con il bollito di pecora o “cutturidd d pecura vecchia”. Dovrai avere un po’ di pazienza perché bisogna cuocere per più di due ore la carne di pecora in un recipiente di terracotta, insaporendo poi il tutto con cipolla, pomodori, peperoncini, patate, sedano, aglio. Con questo piatto hai praticamente quasi conquistato un potentino, ma occhio al pane che porti a tavola. Ovviamente non presentarti con quello di Matera (realizzato totalmente con semola rimacinata di grano duro e lievito naturale), ma con uno cotto nei forni a legna e lavorato con farina bianca ed integrale. La sua fragranza la senti da lontano e, se ancora non l’avevi mai assaggiato, stai tranquillo che d’ora in poi mangerai sempre e solo quello.

pane Potenza

4. Non essere restio alla generosità

Non essere restio alla generosità e quindi, prima del gran finale, ricordati di preparare anche un dolce: qui i margini di errore sono veramente pochi. Essendo una cucina agricola ed ancestrale, la cucina potentina non lascia spazio a chissà quale grande fantasia pasticciera. Sostanzialmente potresti preparare di tutto, basta che sia buono e non avrai nessun problema, ma dato che ormai il tuo leitmotiv è quello di esaltare la cucina tipica potentina, fai delle frittelle dolci, semplici ma allo stesso tempo genuine e gustose.

5. Cosa vuoi di più dalla vita?

Ecco, ora siamo arrivati a quel gran finale, dove hai potuto fare la cena perfetta ma rischi seriamente di rovinare tutto. Non siamo ancora ai soliti convenevoli per salutarsi, quelli puoi anche risparmiarteli, non servono, basta anche solo una stretta di mano. Ora è il momento di mandare giù le prelibatezze mangiate e, non serve portare un carrello imbandito di liquori, perché con un potentino hai solo un digestivo a disposizione, “l’Amaro Lucano”. Se gli servirai questo splendido liquore dolce-amaro, a base di erbe, avrai vinto e poi, finalmente, potrai esclamare esultante: “Cosa vuoi di più dalla vita? Un lucano”.

 

Savio SalernoSavio Salerno, nato a Latronico, vive attualmente a Potenza per motivi di studio. Scrive di calcio, musica e spettacolo, ma non ha mai nascosto la sua grande passione per la cucina. Il suo piatto preferito? Non c’è. Gli piace tutto, basta che sia buono. Grande appassionato del programma televisivo Masterchef, da cui trova anche l’ispirazione per qualche piatto: nulla di gourmet o stellato, una cucina semplice ma gustosa, stile universitario per intenderci.

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