Il vino è ed è stato una bevanda, oggi considerato vero e proprio alimento, quasi immancabile nella tradizione italiana e internazionale. Aneddoti sul vino arricchiscono in maniera permeante la storia, la letteratura, l’arte, persino la religione e l’elenco non sembra mai finire. I vari protagonisti sembrano legati a doppio filo da questa bevanda, della quale glorificano o demonizzano  gli effetti.
Al giorno d’oggi è praticamente impossibile che una tavolata tra amici o parenti non sia arricchita da questo simbolico succo. Alla luce della crescente crescita degli italiani vegani in Italia, potrebbe capitarvi, organizzando una cena tra amici, che qualcuno vi possa chiedere se verrà servito rigorosamente vino vegano.
Proprio così, se prima eravamo abituati a classificarlo per colore, bouquet, prezzo e qualità, e come sapete già qui c’è da invecchiare a documentarsi, da qualche tempo nuove categorie si sono aggiunte con rilevanza. Tra queste il vino biologico, da non confondere con vino naturale e biodinamico, ormai leitmotiv del nuovo millennio, e anche la dicitura “vegan”, ormai necessaria per i sempre più numerosi sostenitori del “cruelty free” a tutto tondo.

vino vegano

Incredibile ma vero, sostanze animali nel vino

Il vino vegano dovrebbe esserlo per definizione; infatti dovrebbe trattarsi di succo d’uva fermentato e conservato, ma millenni di procedimenti tesi a renderlo più sofisticato, ne hanno alterato la sua essenzialità. E così largo spazio all’impiego di ogni genere di derivato di origine animale per la chiarificazione e la stabilizzazione, come albumina, colla di pesce, gelatina, caseina o caseinati. Non solo. Nel vino troviamo l’impiego di colle, inchiostri, o qualsiasi altro prodotto di origine animale, usato per l’etichettatura, il confezionamento e quant’altro. Il vino, infatti, rientra purtroppo tra gli alimenti insospettabilmente non vegani e non vegetariani, così come alcune bevande di uso comune quale la birra.

Questo chiaramente si scontra con chi ha fatto del veganismo uno stile di vita proprio ed è quindi attento che nulla intacchi il suo proponimento. È purtroppo quasi impossibile difendersi da tante insidie nascoste all’interno dell’industria vinicola, anche perché è entrata di fatto recentemente nel panorama “cruelty free” e quindi è ancora poco soggetta a studi ed approfondimenti.

Vino vegano: tutti i numeri

Una buona notizia: come per altri prodotti esistono tantissime varietà che sono al 100% vegetariane o vegane. Il “popolo verde” è in fortissima crescita, così come è in aumento il consumo di prodotti cruelty free, vini inclusi. Come abbiamo visto il numero dei vegetariani in Italia si attesta al 7% e in ancor più forte ascesa quello dei vegani, che nell’ultimo anno, dopo una lieve flessione ha raggiunto l’1%. Di riflesso si impenna la richiesta di vino vegano, il cui consumo, specialmente tra i giovani, è aumentato dell’8,7%, in controtendenza con il consumo medio di quello tradizionale che sta subendo una flessione.

bere vino vegano

Risultava quindi impossibile che un fenomeno in così grande crescita non si riflettesse anche sull’industria vinicola, e le grandi catene alimentari si stanno adeguando per soddisfare sempre più questa fascia di consumatori, a mio giudizio, virtuosi. Scopriamo di più del vino vegano e delle sue caratteristiche.

Come riconoscere un vino vegano

Purtroppo al momento non esiste una regolamentazione europea e nazionale che aiuti il consumatore a non incappare in vini non vegani, ma fortunatamente sono in aumento da parte delle aziende vinicole le richieste di certificazione VeganOk, si parla del 35%. Una tendenza, quella del consumo di vino vegan, che stima un giro d’affari di circa 6 milioni di euro. Sono inoltre considerevolmente aumentate le richieste di certificazione di etichette.
Per quanto riguarda le normative sull’ottenimento della dicitura vegan, le strade possibili in Italia sono due: l’autocertificazione, e la richiesta a un ente o istituto autorizzato a rilasciare una certificazione.
Grazie ai dati rilevati dall’Osservatorio VeganOK possiamo infine localizzare sul territorio nazionale le regioni con una maggiore presenza di aziende viticole “vegane”: in testa ci sono la Toscana (28%), l’Abruzzo (20%) e il Piemonte (17%), seguite dal Trentino e dalla Sicilia.

Un’ultima precisazione sulle etichette: circa il 45% di quelle certificate vegane fanno riferimento ad altre certificazioni riguardanti i metodi di lavorazione. Non solo la dicitura “biologico”, presente sul 26% delle etichette, molto diffuse sono anche quelle che evidenziano una lavorazione “naturale” e “biodinamica”.

vino vegano

Vino vegano: dove acquistarlo

Ora che abbiamo compreso come il vino vegano abbia caratteristiche proprie, non ci resta che scoprire come e dove acquistarlo. Oltre alle tanto diffuse catene di alimentari e supermercati biologici, e a una ristretta selezione presente in alcuni supermercati “generici”, è possibile naturalmente comprarlo direttamente presso le aziende vinicole, o, quando presente, nell’area dedicata sui relativi siti web. Se invece volete acquistarli comodamente da casa, privilegiando shop online che abbiano un’ampia selezione, avete diverse opzioni. Il primo sito italiano che vi consiglio è uno store interamente dedicato ai vini, chiamato Vino25.
La sezione “vegan” ci consente infatti di individuare rapidamente vini cruelty free di ogni tipo e provenienza, con un occhio soprattutto per i vini toscani. Per gli altri vostri acquisti di vino vegano su Internet vi consiglio anche la sezione “bevande” di iVegan, sito di riferimento per i vegani in Italia, che ho già avuto il piacere di consigliarvi per l’acquisto di altri prodotti.

Verso un futuro sempre più cruelty free

Il vino vegano come abbiamo visto è quindi una realtà concreta e dai numeri sempre più virtuosi, e questo ci fa positivamente e piacevolmente notare che una scelta eticamente consapevole riesce a muovere piano piano le masse e modellare il mondo in cui viviamo, e seppur per motivi tutt’altro che nobili, le fredde leggi del consumismo e del profitto ad ogni costo si stanno adeguando al fenomeno. Speriamo queste nuove tendenze continuino a veleggiare col vento in poppa.

Per chi, spinto dall’interesse, dalla curiosità o dal semplice desiderio di ampliare la propria cantina di vini, magari in virtù di cene con commensali vegani, fosse in cerca di qualche abbinamento culinario 100% vegetale vi consiglio uno dei tanti “formaggi vegan” ormai ampiamente disponibili sul mercato. Non ci resta che brindare a un futuro sempre più cruelty free e a una maggiore trasparenza sulle etichette dei nostri amati vini!

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A proposito dell'autore

Ivana De Innocentis

E'Nata,vive e lavora a Roma. Per "Il Giornale del Cibo" segue le rubriche Cibo & Cultura e Food 2.0Il suo piatto preferito sono le fettuccine ai funghi porcini o un classico abbinamento pizza & birra. Alla domanda cosa non può mancare in cucina, risponde "spezie, verdure e creatività".

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