“Leggere e comprendere le etichette degli alimenti è importante perchè ci consente di fare scelte più sane e consapevoli”, si legge sul sito del Ministero della Salute in riferimento all’opuscolo istituzionale del 2015 chiamato “Etichettatura degli alimenti. Cosa dobbiamo sapere”.
Su questo tema l’Italia negli ultimi anni ha fatto molti passi avanti: dalle nuove etichette per latte e derivati e per pasta e riso, con l’obbligo d’origine, fino alla sperimentazione in corso per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine dei derivati del pomodoro. Queste politiche, del resto, vanno nella direzione indicata dagli italiani, che chiedono massima trasparenza e sono sempre più attenti alle loro scelte alimentari.
Secondo una consultazione pubblica promossa dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali che ha coinvolto oltre 20mila cittadini sul web, infatti, “oltre l’82% degli italiani considera importante conoscere l’origine delle materie prime per questioni legate al rispetto degli standard di sicurezza alimentare”.
In un tal contesto, ci si immaginerebbe che l’Italia sia favorevole alle etichette a semaforo, un modello su base volontaria, che attraverso una scala di colori e lettere, indica al consumatore quanto è salubre un determinato alimento. Tuttavia le cose non stanno così, per cui nel nostro Paese tra chi è pro e chi è contro al sistema multicolore di etichettatura, la confusione regna sovrana.
Vediamo meglio come funziona e quali sono i diversi pareri in campo.

etichetta nutrizionale pomodoro

Etichette a semaforo: come funziona il Nutri-Score francese

Le etichette a semaforo multicolore, da anni attive su base volontaria in Gran Bretagna (con il coinvolgimento di oltre il 95% dei prodotti a marchio del distributore) e adottate nella primavera 2017 in Francia, sono previste dal Regolamento UE 1169/2011 (articolo 35).

Questo sistema permette di indicare al consumatore con un semplice colpo d’occhio comprensibile a tutti, gli aspetti nutrizionali di un determinato alimento.

In particolare, il sistema Nutri-Score francese è un modello istituzionale di etichette a semaforo, elaborato da ricercatori ed esperti accademici, in maniera imparziale, dopo una sperimentazione di alcuni mesi, ed è stato accolto positivamente, anche dalla stessa Organizzazione mondiale della sanità.

Come funziona?

Nutri-Score: 5 colori per scoprire la qualità nutrizionale di un prodotto

nutri-score-francia

Le etichette a semaforo francesi utilizzano 5 colori, dal verde al rosso, a cui corrispondono le lettere dell’alfabeto dalla A alla E, prendendo in considerazione il valore nutrizionale complessivo di un alimento. Tale dato viene calcolato ponderando fattori negativi (densità energetica, contenuto di grassi saturi, contenuto di zuccheri semplici, tenore in sodio) e elementi positivi (tenore in fibre, contenuto di proteine, contenuto di frutta, verdura o frutta in guscio in termini di vitamine).

Il rapporto tra questi elementi, posiziona il prodotto nella scala cromatica, dove verde intenso corrisponde a una salubrità massima, mentre il rosso indica la massiccia presenza di elementi nutrizionali negativi.

A differenza del sistema “traffic lights label” britannico, attaccato da più parti poiché prende in considerazione solo i nutrienti poco salutari e valuta i singoli componenti di un prodotto, le Nutri-Score francesi indicano anche la presenza di nutrienti che fanno bene alla salute, come frutta, verdura e fibre.

Bene, ma non benissimo. Infatti, rimane un sistema che per sua natura tende a semplificare, prestando il fianco a distorsioni reali e altre paure protezionistiche, che fanno sì che l’Italia osteggi da tempo le etichette a semaforo, criticate dalle Istituzioni, dalle industrie alimentari e dalle associazioni. In particolare, Coldiretti ha recentemente dichiarato che “l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in Europa boccia quasi l’85% in valore del Made in Italy Dop che la stessa Unione Europea dovrebbe invece tutelare e valorizzare”.

Cerchiamo, dunque, di approfondire come stanno le cose.

Coldiretti contro le etichette a semaforo

Penalizzano le eccellenze italiane?

prosciutto parma

Secondo Coldiretti (Confederazione Nazionale Coltivatori Diretti) e il suo presidente Roberto Moncalvo, le etichette a semaforo sono una minaccia per l’agroalimentare Made in Italy, in quanto bocciano l’85% delle DOP. Il riferimento è, in particolare, a prodotti quali Grana Padano, Parmigiano Reggiano e prosciutto di Parma. Per sostenere la sua tesi, come sottolineato in una lunga analisi da Il Fatto Alimentare (che promuove l’utilizzo delle etichette a semaforo), la Coldiretti ha preso come riferimento una confezione di Grana Padano, una di Parmigiano Reggiano, una mozzarella, una bottiglia di olio di oliva extravergine e una busta di prosciutto di Parma, tutte a marchio Tesco, che usa il sistema britannico, analizzando, quindi, solo la presenza di grassi saturi, zuccheri e sale, senza nulla dire dell’alimento nel suo complesso.

“Ad esempio nel prosciutto, il bollino rosso riguarda i saturi e il sale, mentre nella mozzarella solo i saturi, e non gli altri composti nutrizionali. […]. Un altro motivo di ambiguità è la scelta di parlare di prosciutto di Parma e mostrare una busta di salumi composta anche da salame e coppa. In questo modo si evidenziano tre bollini rossi fiammanti in virtù di un contenuto di grassi, grassi saturi e sale ben superiore rispetto a quelli effettivamente contenuti nel prosciutto”, evidenzia Giulia Crepaldi nel suo articolo.

Inoltre, può essere utile ricordare a riguardo che il tema interessa anche i nostri cugini d’oltralpe, tuttavia nonostante il gran numero di prodotti Dop e Igp, i francesi hanno accolto il nuovo sistema Nutri-Score con grande apertura, anche perché si tratta di un provvedimento a carattere volontario, pensato principalmente per gli alimenti trasformati, non tanto per pasta, olio o simili: del resto, le tabelle con i valori nutrizionali degli alimenti esistono già, solo che non sempre sono facilmente interpretabili dai consumatori, che devono sapere come leggere le etichette.

Secondo gli esperti, il modello francese di etichette a semaforo è quello a cui bisogna guardare, sia per andare incontro alla volontà dei consumatori di essere sempre più informati sugli aspetti nutrizionali degli alimenti, legati alla salute, sia per tutelare il mercato da iniziative spontanee e spesso poco trasparenti, che hanno già creato confusione e che sono alla base di molte delle recriminazioni da parte di coloro che esprimono perplessità verso queste nuove etichette.

Etichette a semaforo ingannevoli

etichette supermercato

La Francia, attraverso un team di accademici e alcune sperimentazioni preliminari, ha scelto il sistema Nutri-Score, come modello unico e istituzionale, anche per contrastare iniziative autonome e di convenienza: alcune catene di supermercati, infatti, hanno iniziato ad utilizzare delle loro etichette che inevitabilmente finiscono con il promuovere alcuni prodotti rispetto ad altri, avvalendosi di consulenti privati.

La questione delle etichette a semaforo ingannevoli, del resto, è un problema reale: basta pensare al caso dei sei colossi dell’industria alimentare, Nestlé, Coca-Cola, PepsiCo, Mars, Unilever e Mondelez, che si sono uniti presentando un loro sistema multicolore, denominato Evolved Nutrition Labelling.  Non è sfuggito a molti osservatori come questo sistema fosse molto più “a manica larga” se confrontato con altri modelli simili. Perché? Perché le grandi industrie alimentari stanno facendo azione di lobbying, utilizzando un escamotage ingannevole: infatti, i dati devono riferirsi ciascuno a 100 grammi o millilitri di prodotto, mentre l’etichettatura Evolved Nutrition Labelling fa riferimento ad una singola porzione. È evidente, quindi, che su riferimenti di 15 g o 60 g, per far “scattare il rosso”, il contenuto di grassi o zuccheri dovrebbe raggiungere percentuali elevatissime, come denunciato dall’associazione no-profit Foodwatch, la quale si occupa di tutelare il consumatore dagli interessi delle aziende alimentare, rivendicando il diritto a un cibo sano e di qualità.

“Con l’inganno dell’etichetta a semaforo – sostiene Moncalvo di Coldiretti– si rischia di sostenere, attraverso un approccio semplicistico, modelli alimentari sbagliati che mettono in pericolo, non solo la salute dei cittadini italiani ed europei ma anche un sistema produttivo di qualità che si è affermato pure grazie ai riconoscimenti dell’Unione Europea. In gioco per l’Italia – ha precisato – c’è la leadership in Europa nelle produzioni di qualità con 293 riconoscimenti di prodotti a denominazione (Dop/Igp).”

Per questo, in seguito alle proteste guidate dall’Italia, che ha visto penalizzati prodotti simbolo della dieta mediterranea, come l’olio extravergine d’oliva, la Commissione Europea ha dichiarato di essere disposta a prevedere esenzioni per l’etichetta nutrizionale.

etichetta semaforo inglese

Serve un modello italiano?

Le etichette, indubbiamente, tendono a semplificare e banalizzare, forse troppo. Per questi motivi, c’è chi pensa che l’Italia, leader mondiale in fatto di cibo, debba individuare un proprio modello di etichettatura a semaforo, unico, imparziale e istituzionale, come il Nutri-Score francese, che sia realmente utile per il consumatore e che, contemporaneamente, tuteli le eccellenze nostrane e la loro qualità, rispettando i valori di riferimento della nostra tradizione enogastronomica.

Tuttavia, questa soluzione sembra non del tutto applicabile o risolutiva, infatti potrebbe andare bene in Italia, ma è difficile se non impossibile “imporre” la prevalenza dell’etichettatura italiana in un altro stato membro, se quest’ultimo detta delle norme di etichettatura specifiche che comprendono anche i prodotti importati.

Del resto, immaginare un unico modello europeo potrebbe aiutare a sistemare distorsioni e disequilibri, ma forse rischierebbe di appiattire le differenze che fanno belle le culture enogastronomiche, banalizzandole e lasciando il consumatore a dover scegliere in base a un semaforo privo di storia, non è così?

Voi cosa ne pensate? Sareste favorevoli all’introduzione di etichette a semaforo italiane, sul modello francese? Come sempre, anche sul tema dell’etichettatura si può fare di più, anche per tutelarsi dalle ecomafie e dal falso made in Italy: la proposta Slow Food, ad esempio, è quella di etichette narranti, che raccontino il prodotto, dal campo alla tavola, offrendo il maggior numero di informazioni sui pascoli, sul tipo di allevamento, sul metodo di coltivazione e sul luogo di origine, in modo che il consumatore possa compiere una scelta realmente consapevole.

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A proposito dell'autore

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la compagnia..."

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