Avevamo già fatto cenno al fermento della città di Torino quando abbiamo parlato dei migliori ristoranti di Milano, insieme alla quale sembra essere l’unica città che oggi dimostra di avere davvero una grande effervescenza ristorativa. Quando parliamo di fermento vogliamo sottolineare la grande diversificazione nella proposta e il cambiamento fatto di nuove e continue aperture. Torino in questo torna ad essere indubbiamente la capitale d’Italia con i suoi ristoranti peculiari ed intriganti in cui la qualità media è davvero eminente. Sono due i valori aggiunti: la cultura enogastronomica presente tra i tavoli dei ristoranti e la possibilità di mangiare in alcuni dei più incantevoli luoghi della più affascinante città italiana.

Dove mangiare e bere a Torino: 5 posticini da provare

Scannabue

Scannabue

Il critico letterario Giuseppe Baretti firmava i suoi articoli sul periodico “Frusta Letteraria” con lo pseudonimo Aristarco Scannabue. Una firma spietata e polemica dai toni sempre accesi. Il ristorante torinese che ne prende il nome sembra voler seguire questa linea ereditandone l’anticonformismo ma adattato nella proposta ristorativa. Squadra giovane e valida in un locale informale che non chiude mai. Dunque 365 giorni a disposizione per provare i ravioli al latte o un perfetto piccione con cipolla al sale ripiena.

Parlapà

Parlapà

Piatti della tradizione piemontese e location decisamente invitante. Nei pressi di Porta Susa troverete questa enoteca-ristorante con una carta dei vini e distillati enciclopedica. È divertente sedersi e scegliere tra i ravioli di borragine, il rognone trifolato al limone, il petto d’anatra al brandy, la finanziera o il meraviglioso quinto quarto. Tra i dolci non perdete le classiche pere al vino. Ancor più divertente è esplorare il mondo enologico racchiuso nella lodevole selezione creata da Parlapà. Avrete l’imbarazzo della scelta!

Magazzino 52

Magazzino 52

Il numero è quello civico di via Giolitti, a due passi da piazza Maria Teresa, dove incontrare la classica vineria con cucina, elegante, e con volte in mattoni. Buon vino, prezzi contenuti, offerta gastronomica di qualità. Si beve alla grande e si mangiano pochi ma buoni piatti tra cui linsalata russa, lo spaghetto alle vongole, i ravioli di coda di bue con fave, limone e pecorino o una succulenta pancetta di maiale con patate. Due antipasti, due primi, due secondi che variano al variare delle giornate.

LaLeo

LaLeo

Se conosceste personalmente Laleo (è una persona e si chiama Eleonora Guerini) apprezzereste ancor di più la sua recente idea nata in zona Vanchiglietta, oltre la Dora. Prodotti buonissimi e di stagione declinati attraverso le zuppe come la meravigliosa crema di patate e rosmarino, la pocha cioè una tasca di focaccia lievitata e farcita con coda alla vaccinara o coniglio alla ligure tra le varie proposte, la dorata (un risotto da passeggio) alla carbonara e in altre dieci varianti. Qui il valore aggiunto è la fruibilità dei piatti, la preziosa cura del locale e la Leo.

 

Gaudenzio Vino e Cucina

Gaudenzio-riso

Nell’omonima via Gaudenzio Ferrari, è il ristorante giusto per un percorso gustativo e libidinoso. Il patron è Stefano Petrillo, che con il sommelier David Giovio e lo chef Ivan Milani propone dall’aperitivo alla cena i piatti che hanno già ampiamente convinto la critica: dall’acciuga al baccalà mantecato, dal musetto e caviale di salmone alla seppia alla griglia. Non lasciatevelo scappare perché, seppur non ancora ufficiale, presto Ivan diventerà lo chef del nuovo ristorante del grattacielo Piano. Potrete comunque raggiungerlo ma sarà forse un tantino più scomodo.

Sappiamo che mancano alcuni nomi prestigiosi ma dovrete aspettare la seconda pubblicazione per conoscerli… intanto, avete qualche consiglio da darci su dove mangiare a Torino?

 

 

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A proposito dell'autore

Giovanni Angelucci

Giornalista e gastronomo, collabora con numerose riviste e quotidiani che si occupano di cibo e non solo tra le quali spiccano l'Espresso food&wine e la Gazzetta dello Sport. Il suo piatto preferito sono gli arrosticini (ma che siano di vera pecora abruzzese) e gli Agnolotti del plin con sugo di carne arrosto. Dice che in tavola non può mai mancare il vino (preferibilmente Trebbiano Valentini o Barolo Elio Altare).

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