Il Giornale del Cibo si è più volte occupato di obesità infantile, un fenomeno mondiale di proporzioni preoccupanti che riguarda circa 40 milioni di bambini sotto i 5 anni.
L’Italia non è certo immune. Come vi abbiamo raccontato in occasione dell’obesity day, gli ultimi dati di OKkio alla Salute – l’osservatorio nazionale del Ministero della Salute sul sovrappeso e l’obesità infantile dei bambini fra i 6 e i 10 anni, mostrano come l’obesità infantile in Italia stia gradualmente diminuendo (si è passati dal 12% del 2008/2009 al 9,3% del 2016, con una diminuzione relativa del 22,5%), tuttavia si tratta sempre di una patologia da prevenire e curare, poiché, a tutte le età, rappresenta un rischio per lo sviluppo di altri gravi disturbi: diabete, malattie cardiovascolari e respiratorie, cancro e problemi psico-sociali.
Per questo medici e nutrizionisti lavorano per individuare il giusto approccio terapeutico, reso complesso dalla molteplicità di fattori alla base del sovrappeso.
Cerchiamo, quindi, di approfondire come curare l’obesità infantile, in base alle recenti considerazioni presentate dall’ADI – Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica – e curate dal prof. Giuseppe Morino – U.O. Educazione Alimentare – dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.

Obesità infantile: un’origine multifattoriale

bambino bilancia

Sovrappeso e obesità infantile in Europa riguardano soprattutto la Spagna, Cipro e l’Italia. Nel nostro Paese, circa 1 bambino su 10 è in sovrappeso e, peraltro, permangono disparità e ingiustizie sociali, per cui il fenomeno è maggiormente diffuso nelle famiglie a basso reddito e nelle regioni del Sud.

Come evidenziato nel documento ADI dal titolo “Obesità infantile: quale percorso diagnostico – terapeutico?”, il quadro clinico di questa patologia presenta diverse complessità, dovute sia alle complicanze metaboliche, sia alla molteplicità di fattori alla base del sovrappeso.

Se l’obesità infantile non dipende (solo) dalle merendine, come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, all’origine della malattia possono contribuire:

  • fattori ambientali
  • sedentarietà
  • scorrette abitudini alimentari

oltre a una predisposizione genetica, che secondo le stime influirebbe in media nel 25% dei casi.

Ecco perché, “l’obiettivo principale della terapia non è il rapido calo ponderale, spesso non necessario in quanto la stabilizzazione del peso e la crescita staturale possono risolvere il problema; l’obbiettivo principale appare invece l’ottenimento di un cambiamento permanente delle abitudini alimentari e dello stile di vita del paziente, associato ad una riduzione delle complicanze già presenti”.

Come curare l’obesità infantile? Le osservazioni dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica

Percorso diagnostico: il ruolo centrale del pediatra

obesità infantile cuore

Secondo le ultime direttive, i criteri per identificare il soggetto in sovrappeso e/o obeso utilizzano le curve dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO Multicentre Growth Reference Study Group, 2006) sotto i 5 anni e quelle di riferimento dell’OMS (de Onis M,et al. 2007) tra 5 e 18 anni, basate sull’Indice di Massa Corporea.
Al di là degli aspetti strettamenti medici, tutti gli studi in merito concordano sul fatto che la complessità dell’obesità infantile chiami in causa diverse figure professionali che in fase diagnostica devono collaborare a vari livelli.

Centrale è il ruolo del pediatra, “che ha il compito di individuare precocemente i bambini a rischio, di motivare la famiglia ad un percorso di cura, di iniziare precocemente il trattamento e inviare ai livelli di assistenza più intensivi i casi specifici”.

Una volta che l’obesità infantile è conclamata il percorso diagnostico richiede un centro di II livello dove effettuare anche:

  • esame clinico
  • elettrocardiogramma
  • monitoraggio ambulatoriale della pressione arteriosa
  • spirometria.

allo scopo di mettere in luce “il rischio cardiovascolare e respiratorio, il profilo endocrino-metabolico, le eventuali limitazioni funzionali e lo stato psicologico”.

Inoltre, in base alla gravità del quadro clinico, il prof. Morino sottolinea come al centro del problema metabolico ci sia il fegato, per cui anche nell’ultima Consensus Italiana sull’obesità infantile, “viene messa in rilievo la necessità dell’ecografia epatica tra gli esami di base da effettuare”.

Solo nei casi gravi di obesità si pone la necessità di un intervento assistenziale di III livello che compete ai Centri Specializzati in Obesità Pediatrica, all’interno dei quali “le ultime evidenze scientifiche pongono la necessità di prevedere anche la chirurgia bariatrica tra le possibili soluzioni poste all’adolescente complicato e con gradi estremi di obesità”.

Percorso terapeutico per obiettivi

mangiare sano bambini

Ma come curare l’obesità infantile? Secondo la recente Consensus su diagnosi, trattamento e prevenzione dell’obesità del bambino e dell’adolescente, presentata presso il Ministero della Salute lo scorso 4 dicembre dalla Società Italiana di Pediatria e dalla Società Italiana di Endocrinologia Pediatrica, gli obiettivi del percorso terapeutico sono:

  • trattamento e miglioramento/risoluzione delle complicanze, se presenti, nel più breve tempo possibile
  • raggiungimento di un equilibrio tra spesa energetica e apporto calorico (mediante l’aumento dell’attività fisica e l’acquisizione di abitudini alimentari più corrette)
  • mantenimento dei ritmi di accrescimento adeguati con il raggiungimento di un buon
    rapporto tra peso e statura
  • riduzione dell’eccesso ponderale (e non raggiungimento del peso ideale), riduzione della massa grassa e mantenimento della massa muscolare metabolicamente attiva
  • salute psicologica, in termini di autostima, attitudini corrette verso il cibo e il proprio corpo e miglioramento della qualità di vita
  • mantenimento dell’equilibrio staturo-ponderale raggiunto e prevenzione delle ricadute.

È evidente, come sottolinea il prof. Morino dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, la necessità di un protocollo condiviso per capire come si cura l’obesità infantile, basato non solo su dieta e attività fisica, ma orientato a un cambiamento degli stili di vita.

Educazione terapeutica

bambina cibo sano hamburger

L’approccio nel trattamento dell’obesità infantile, quindi, è quello dell’Educazione Terapeutica (ET), generalmente utilizzato negli adulti per contrastare le malattie croniche. “Necessita di competenze professionali specifiche, utilizza strumenti dell’approccio cognitivo-comportamentale (diario alimentare) e si basa su un percorso, a piccoli passi, volto ad aumentare la motivazione al miglioramento delle abitudini alimentari ed all’incremento del movimento spontaneo ed organizzato”.
Si tratta di un “patto”, in cui il paziente si fa carico del proprio stato di salute e con lui la famiglia, partecipando alle decisioni che lo riguardano e impegnandosi a collaborare e a modificare il proprio stile di vita.

Per combattere le malattie metaboliche, ridurre il rischio cardio-vascolare e l’obesità, occorre condurre una vita attiva ed essere responsabili della propria salute. Anche perché, secondo un recente studio americano, l’obesità è più letale del fumo, lo sapevate?

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A proposito dell'autore

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la compagnia..."

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