
Il commercio equo e solidale nel mondo
Il principale obiettivo del commercio equo e solidale è riflettere e discutere sulle dinamiche che regolano gli scambi commerciali, economici e quindi sociali tra i paesi del mondo in quanto è fondamentale imparare a chiedersi il perché di certe realtà e quali possibilità di intervento e di cambiamento ognuno di noi può avere.
Il commercio equo e solidale è da anni impegnato in questo senso avendo ripensato la cooperazione internazionale in termini di rapporto paritario e continuativo attraverso queste attività:
I primi tentativi di commercio equo, o Fair trade secondo la dizione anglosassone adottata a livello internazionale, risalgono a quasi quarant'anni fa ed ebbero luogo in Olanda. Da allora, le botteghe del mondo e le organizzazioni di importazione si sono diffuse in quasi tutti i Paesi occidentali (o del Nord del Mondo). In Europa se ne contano circa 2500, con Olanda, Belgio e Germania a tirare la volata.
In Italia il commercio equo ha mosso i suoi primi passi nella seconda metà degli anni '80, e oggi possiamo contare circa 200 botteghe del mondo. Anche nel Nostro Paese, come nel resto del Continente, il commercio equo inizia ad interessare anche la grossa distribuzione. Nel Luglio 1998, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione sul commercio equo e solidale, che ne riconosce il valore in termini di cooperazione e sensibilizzazione ed inizia a porre le basi per il suo riconoscimento e la sua certificazione a livello istituzionali. Con la crescita del Commercio equo hanno iniziato a svilupparsi iniziative su scala locale, continentale ed internazionale volte ad aggregare sia le botteghe del mondo, che gli importatori che i produttori.
L’IFAT (International Federation for Alternative trade - Federazione Internazionale per il Commercio Alternativo), è un organismo che riunisce sia organizzazioni di produttori che organizzazioni di importatori, con lo scopo di dare un impulso al movimento del Fair trade in generale