Anche quest’anno, si torna a parlare di sicurezza alimentare in Europa, in riferimento all’ultimo rapporto RASFF, il Sistema di allerta rapido europeo che registra le notifiche per i rischi alimentari causati da residui chimici, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine e altre sostanze, che ha portato alla diffusione da parte di Coldiretti, di una black list dei cibi pericolosi per la salute.

Vediamo insieme cosa è utile sapere a riguardo.

Il sistema di allerta rapido per alimenti e mangimi

peperoni Turchia

I membri del RASFF sono

  • la Commissione europea (membro e gestore del sistema)
  • l’EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare europea dell’UE)
  • l’EFTA (Associazione europea di libero scambio)
  • i 28 Stati membri dell’Unione europea
  • La Svizzera in modo parziale
  • i 3 paesi membri dell’EEA – European Economic Area (Associazione europea di libero scambio di mercato, al di fuori dell’UE), che sono la Norvegia, l’Islanda e il Liechtenstein

i quali, attraverso uno scambio rapido di informazioni, riescono a segnalare in tempo reale notifiche riguardanti seri rischi per la salute pubblica (umana e animale) derivati da alimenti, mangimi, ma anche oggetti o materiali venuti in contatto con gli alimenti.

Lo scandalo recente più rilevante, almeno dal punto di vista mediatico, è stato quello delle uova contaminate al Fipronil che ha portato a massicci sequestri anche nel nostro paese.
A livello generale, nel 2016 sono state trasmesse, attraverso il RASFF, 2925 notifiche (meno, quindi, rispetto alle 2967 del 2015), che, secondo Coldiretti, minacciano l’eccellenza italiana.

Infatti, “l’agricoltura italiana è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%)”, sostiene l’Associazione di imprenditori agricoli.

Ma quali sono i cibi più pericolosi riportati nella lista Coldiretti 2017?

Cibi pericolosi: frutta secca e pesce contaminati

tonno rosso

La relazione annuale 2016 del RASFF ha evidenziato che le 2925 notifiche del 2016 sono così suddivise:

  • 2583 alimentazione umana
  • 210 alimentazione animale
  • 132 per migrazione da materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti (MOCA).

In particolare, l’Italia ha presentato 415 segnalazioni che hanno riguardato principalmente prodotti della pesca (175), frutta secca e snack (56), MOCA (41), frutta e vegetali (37), alimentazione animale (22), che minacciano la sicurezza alimentare.
Delle frodi ittiche vi avevamo già parlato raccontandovi come riconoscere il pesce fresco e ponendo l’attenzione sull’uso del Cafodos, sostanza chimica utilizzata, ad esempio, in Spagna e Senegal anche sul pesce fresco, per migliorarne l’aspetto.

Stavolta, nella black list dei cibi pericolosi sono finiti pesce spada e tonno provenienti proprio dalla Spagna, inquinati da metalli pesanti, come mercurio e cadmio, la cui forte esposizione comporta disturbi alla salute di vario genere: dai tremori, a malattie a livello renale e neurologico, fino ai tumori, come avvenuto nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

I Paesi con la maglia nera

Coldiretti sottolinea come, a livello generale, la Turchia sia il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche (276), seguita dalla Cina (256), dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi che commerciano abitualmente con l’Italia e questo desta la maggiore preoccupazione, considerando che nel 2016 sono stati importati nel nostro paese:

  • 167 milioni di chili di pesce dalla Spagna
  • 2 milioni i chili di pistacchi dalla Turchia
  • 3 milioni di fichi secchi dalla Turchia
  • 25,6 milioni di chili di nocciole dalla Turchia.

ogm

Gli alimenti segnalati sono cibi pericolosi o per la quantità di pesticidi e metalli oltri i limiti consentiti, o per l’utilizzo di sostanze non autorizzate nell’Unione Europea (come sostanze farmacologicamente attive e OGM).

Le 415 notifiche presentate dal nostro Paese sono state per prodotti originari in maggior misura da

  • Spagna
  • Italia
  • Cina
  • Egitto
  • Polonia
  • Turchia
  • India
  • Francia
  • Tunisia
  • Vietnam
  • Thailandia
  • Stati Uniti d’America.

Ma vediamo l’elenco completo della black list elaborata da Coldiretti:

Black list Coldiretti 2017 dei cibi maggiormente contaminati arrivati nell’Unione Europea

black list coldiretti

 Una situazione preoccupante è quella della frutta secca, poiché, nonostante il grande patrimonio italiano, come quello rappresentato dal pistacchio di Bronte e di Stigliano, ne importiamo molta, come nel caso dei pistacchi della Turchia, il cui rischio è rappresentato dalle aflatossine oltre i limiti. 

Queste tossine possono contaminare legumi, soia, arachidi, mandorle e cereali e se consumate in quantità eccessive, per lungo tempo, aumentano il rischio di tumori, soprattutto a danno del fegato. La loro presenza viene favorita da umidità e calura, tuttavia, come il sistema RASFF dimostra, i controlli sono accurati e le quantità ammesse negli alimenti molto basse.

Infine,  il rapporto RASFF evidenzia come nel 2016 si siano verificati alcuni episodi di emergenza, legati alla Sindrome Emolitico Uremica (SEU) associata ad infezione da Escherichia coli e a due focolai di botulismo in Italia.

E l’Italia? I controlli funzionano

Alla luce di tutto questo, è importante sottolineare, come riportato dal sito del Ministero della Salute italiano che “anche nel 2016 l’Italia è risultata il primo Paese Membro del RASFF per il numero di segnalazioni inviate alla Commissione europea, con un totale di 415 notifiche (pari al 14.2%)”.

Anche il nostro Paese, tuttavia, ha ricevuto segnalazioni: sono 105 i prodotti nazionali risultati irregolari, soprattutto per la presenza di microrganismi patogeni (39), micotossine (14), corpi estranei (14) seguiti da residui di fitofarmaci, metalli pesanti e allergeni non dichiarati con sei non conformità ciascuno.

alimenti contaminati

In conclusione, c’è da preoccuparsi? Sembrerebbe di no, perché il sistema di sicurezza alimentare europeo funziona e vigila, ma, come suggerito in conclusione del report RASFF 2016, “è evidente la necessità per gli Operatori del Settore Alimentare (OSA) di porre una maggiore attenzione alla riduzione dei pericoli negli alimenti attraverso un’efficace attività di autocontrollo”

Ciò è previsto dalla nuova legislazione alimentare che, infatti, nel regolamento dell’Unione Europea 178/2002 riporta: “operatore del settore alimentare è la persona fisica o giuridica responsabile di garantire il rispetto delle disposizioni della legislazione alimentare nell’impresa alimentare posta sotto il suo controllo.”

Il nostro Paese è impegnato in prima linea nella tutela della sicurezza alimentare del consumatore e nella promozione della qualità “made in Italy”, con una serie di leggi e iniziative, tra le quali l’obbligo di origine nelle etichette di pasta e riso.

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A proposito dell'autore

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la compagnia..."

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