Il Ministero della Salute Italiano definisce additivo alimentare “qualsiasi sostanza aggiunta intenzionalmente ai prodotti (…) per un fine tecnologico”. Nel caso del biossido di titanio il fine è quello di migliorare i colori dei prodotti, rendendoli più brillanti e più gradevoli ai nostri occhi. Ma a quale prezzo? I primi risultati di una ricerca francese che coinvolge l’Università e l’Autorità per la Sicurezza Alimentare d’oltralpe mostrano come il biossido di titanio possa essere cancerogeno. Eppure l’additivo E171 è largamente usato in vari settori del mercato, tra cui prodotti da forno e pasticceria destinati alla grande distribuzione organizzata e, spesso, a bambini e ragazzi.

Senza allarmismi o pregiudizi di sorta, cerchiamo di fare chiarezza sulle conseguenze dell’uso di biossido di titanio negli alimenti, anche alla luce dello studio francese e di alcuni chiarimenti che ci ha fornito la Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero della Salute italiano.

Additivi alimentari: come ci tutela la normativa europea

In occasione di Expo 2015 Federchimica dichiarò che “sul cibo servono più scienza e meno ideologia” e che la chimica può dare un contributo importante al settore agroalimentare. Naturalmente esistono dei regolamenti comunitari posti a tutela della salute che stabiliscono usi, limiti e pericolosità di tutte le sostanze presenti nel cibo, tra le quali il biossido di titanio.

biossido-carbonio-europa

Infatti, occupandoci di sostanze nocive negli alimenti, vi avevamo già raccontato di come l’utilizzo di additivi sia monitorato dall’EFSA, autorità europea per la sicurezza alimentare. Non solo, i paesi del vecchio continente sono attenti da sempre alla tutela dei consumatori, tanto da essersi dotati di normative nazionali sugli additivi e altri ingredienti a partire dagli anni Sessanta, fino ad arrivare al Regolamento comunitario 1130/2011 e al Regolamento 231/2011, che stabilisce le caratteristiche chimico-fisiche e di purezza che gli additivi devono possedere per poter essere utilizzati negli alimenti.

Il commento del Ministero della Salute italiano

Abbiamo chiesto alla Direzione Generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del Ministero, alcuni riferimenti in merito alla normativa sull’additivo E171: “Il 14 settembre 2016 è stato pubblicato il nuovo parere dell’EFSA con il quale il panel responsabile degli additivi alimentari ha concluso, fra l’altro, che l’assorbimento di biossido di titanio somministrato per via orale è estremamente basso e non suscita una preoccupazione di genotossicità”.

Tuttavia l’EFSA non ha potuto definire per l’E171 una dose giornaliera ammissibile (DGA), ovvero quella che si ritiene possa essere ingerita per tutto l’arco della vita senza avere alcun rischio apprezzabile per la salute. “A seguito di ciò – specifica il Ministero italiano – nel mese di dicembre 2016 la Commissione europea (CE) ha informato gli Stati membri dell’intenzione di lanciare una richiesta pubblica per l’acquisizione di dati tecnici scientifici sul biossido di titanio da inviare all’EFSA”.

Sull’uso additivo alimentare E171, il biossido di titanio, vengono sollevati dubbi. L’International Agency for Research on Cancer (IARC) considera il biossido di titanio come “possibile cancerogeno” (per inalazione) e ora arrivano anche i primi risultati della ricerca condotta dall’Istituto francese di Ricerca Agronomica (INRA) riguardante l’esposizione orale, testata sui topi. Vediamo cosa è emerso.

Biossido di titanio cancerogeno: fa male?

biossido di titanio fa male

L’E171 è un additivo alimentare dal potere sbiancante, usato anche nei dentifrici, nelle creme solari, nei cosmetici e nelle vernici. Ma il biossido di titanio è cancerogeno? Da questa domanda è partita la ricerca francese destinata a fare discutere.

Sperimentazione sui topi: sviluppo di carcinogenesi del colon-retto

I ricercatori hanno esposto i topi (tramite l’acqua) ad una dose giornaliera di 10 mg di E171 per chilogrammo di peso corporeo per 100 giorni. Il risultato è che la sostanza è stata ritrovata nel fegato degli animali, a dimostrazione che il biossido di titanio viene assorbito dall’intestino e passa nel sangue. Questo ha comportato diversi effetti collaterali evidenziati dai risultati della ricerca:

  • squilibrio della risposta immunitaria
  • aumento delle dimensioni dei tumori (se già presenti)
  • sviluppo delle prime fasi di carcinoma del colon-retto (in animali sani).

Quali conseguenze per l’uomo?

È importante sottolineare come i ricercatori abbiano sostenuto che al momento i risultati dello studio non possono essere estrapolati ed applicati all’uomo. Tuttavia, sono i primi ad esprimere preoccupazione in quanto non si sa se il biossido di titanio possa avere effetti simili sull’organismo umano, quindi ritengono necessario e utile approfondire questo aspetto, proseguendo le osservazioni.

biossido di titanio cancerogeno

La Comunità Europea deve approfondire

La possibilità che il biossido di titanio sia cancerogeno ha presto fatto il giro d’Europa e il dibattito sembra destinato a crescere, come già avviene da tempo per il tema di nitriti e nitrati negli alimenti.
L’aspetto che più infastidisce molti osservatori e consumatori è che, di fatto, il biossido di titanio non è essenziale, la sua valenza è puramente estetica. Fino a che punto, dunque, è giusto anteporre il valore di uno standard di immagine, che non porta nessun miglioramento in termini nutrizionali, alla necessità di tutela della salute delle persone? Non sarebbe forse meglio applicare il principio di precauzione, in attesa di risultati certi sulle conseguenze dell’esposizione per l’uomo? Queste sono alcune delle questioni sul tavolo. A tal proposito il Ministero della Salute specifica che “non risulterebbe utile adottare provvedimenti unilaterali di restrizione dell’uso dell’E171, che colpirebbero peraltro solo i prodotti italiani e non quelli circolanti in Italia ma prodotti altrove (per il principio della libera circolazione)”. Servono, quindi, ulteriori elementi di conoscenza, in modo che la Comunità Europea possa prendere posizione in modo certo e uguale per tutti.

Voi cosa ne pensate? Su queste tematiche potrebbe interessarvi anche l’articolo in cui ci occupiamo di solfiti negli alimenti.

 

CONDIVIDI QUESTO ARTICOLO CON I TUOI AMICI

Ti è piaciuto questo articolo?

Vuoi restare aggiornato su tutte le novità del Giornale del Cibo?

Iscriviti alla Newsletter: riceverai ogni giovedì una selezione degli articoli, delle ricette e degli eventi più rilevanti della settimana sul mondo del food e dintorni

Dichiaro espressamente di aver preso visione dell’informativa resa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/2003 ed autorizzo il trattamento dei dati.

A proposito dell'autore

Elena Rizzo Nervo

Elena è nata a Bologna, dove vive e lavora. Per Il Giornale del Cibo si occupa di attualità, nutrizione e alimentazione e illegalità alimentare. Il suo piatto preferito é il Gateau di Patate, "perché unisce gusto e semplicità e conquista tutti". Per lei in cucina non può mancare una bottiglia di vino, "perché se c'è il vino c'è anche la compagnia..."

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata